di Laura Lucchini – Per il cancelliere tedesco Angela Merkel oggi è una data scomoda: sono state ricordate le vittime della cellula terrorista Nsu. Undici stranieri uccisi in tutto il paese per motivi di razza e dieci anni di dubbiose negligenze delle autorità. Uno scandalo che ha portato alla luce pericolose connivenze tra l’estremismo di destra e i servizi segreti interni. Ecco il racconto di Gabriel, per anni parte di gruppi neonazisti che offrono una struttura e attività in zone povere dell’Est dimenticate dai politici e dalla religione.
«In totale sono stato quindici anni negli ambienti di estrema destra, di questi, sei anni sono stati di attiva militanza nelle strutture neonaziste organizzate di Berlino e Brandeburgo. Sono stato attivo cofondatore della “Berliner Alternative Süd-Ost” (Baso), un’organizzazione che è stata proibita nel 2005. Sono venuto a contatto con l’ideologia praticamente in casa mia. Passavo molto tempo con mio nonno, per me è stato un educatore. A tredici anni ho iniziato ad avvicinarmi alla subcultura giovanile neonazista e, in particolare attraverso la scena musicale e il calcio, ho avuto i primi contatti con le strutture neonaziste organizzate. Ho preso parte relativamente tardi alla scena attiva: a 21 anni ho seguito la strada della resistenza nazionalista. L’ho fatto per convinzione, perché mi era sembrato di trovare lì soluzione ai miei problemi e ai problemi politici del mondo. Dal 2006, per mia scelta e grazie all’aiuto di alcune persone, ho preso le distanze dal movimento».