di Maria Cattini – Da via XX Settembre raccontano che il Capo di gabinetto di Tria, Roberto Garafoli, e il Ragioniere dello Stato, Daniele Franco, erano riusciti a convincere il Ministro a rassegnare le dimissioni insieme a loro dopo il duro j’accuse di Casalino. A spiazzare tutti e a farli rinunciare al gesto estremo sarebbe stato il silenzio del direttore generale del MEF, l’aquilano Alessandro Rivera, che ha rotto il fronte chiudendosi in un rigoroso silenzio. “O tutti o nessuno!”, si erano imposti, e alla fine ha vinto il nessuno. Le accuse del M5S ai dirigenti del Tesoro erano state pesantissime, anche se non così inverosimili per chi è abituato agli intrighi del Palazzo. “Porto delle nebbie”, “muro di gomma”, “sabbie mobili” sono similitudini nate per descrivere il clima dei palazzi romani molto prima dell’avvento del governo giallo-verde.

Alla fine, anche il ministro Tria si sarebbe fidato dell’atteggiamento di Rivera, tanto da permettersi di smentire, solo il giorno successivo, tutte le indiscrezioni giornalistiche relative a ventilate dimissioni sue e del suo staff. I rumors dicono infatti che non solo Tria, ma anche Rivera teme che i grillini abbiano già pronto un nome per rimpiazzarli al volo: nel caso di Rivera, il competitor pronto al cambio in panchina sarebbe Stefano Scalera, ex direttore dell’agenzia del demanio, ex dirigente poi consulente del Mef, ora presidente di Dea Capital Real Estate, che gestisce fondi comuni d’investimento immobiliare. Un curriculum di tutto rispetto che metterebbe paura a chiunque.

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