Una rissa in un ristorante romano tra l’architetto Fuksas e un cliente a difesa di Bertolaso fa tornare alla ribalta il capo della Protezione civile, talmente potente e famoso da essere considerato ormai un vero e proprio “faraone” d’Italia. Sono certa che se Giuseppe Verdi avesse potuto assistere a uno dì questi eventi, avrebbe certamente scritto l’Aida in versione moderna con il coro della Protezione civile.
Non sono bastati i dubbi in Sardegna e in Abruzzo per convincerlo a rassegnare le dimissioni – tanto pubblicizzate inizialmente – e per cercare di correggere un troppo autoritario atteggiamento nei confronti di qualsiasi esponente della politica nazionale ed internazionale, finanche dei rappresentanti della magistratura.
Le Procure di Firenze, Roma e L’Aquila hanno sollevato i polveroni, di rito per le circostanziate azioni svolte in occasione dei grandi eventi del G8 e del terremoto. Sull’onda dello scalpore degli scandali e degli arresti di esponenti di spicco delle strutture dirette ed indirette aderenti alla Protezione civile, il “faraone” colto, forse, da una crisi emotiva, aveva annunciato di aver consegnato nelle mani del primo ministro le proprie dimissioni restando in attesa delle opportune decisioni.
Nel frattempo, in una specie di analisi introspettiva, aveva avvertito la necessità di confessare pubblicamente che, probabilmente, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione a certe operazioni che, guarda caso, avrebbero consentito di commettere qualche grave errore. È un’ammissione di colpa bella e buona. Eppure nessuno, dico nessuno, l’ha presa, nella giusta considerazione.
Queste disattenzioni legali, giuridiche e politiche consentono agli interessati di riprendersi immediatamente dagli stati depressivi iniziali, tirando fuori tutta la grinta necessaria per ricominciare a operare, con più lena, a trecentosessanta gradi ed in tutti i settori della vita, ignorando le limitazioni imposte dagli obblighi di legge e dai regolamenti propri del settore di competenza.
Così, la faraonica macchina della Protezione civile riprende possesso del mercato delle occasione e decide, senza tema alcuna, di interessarsi direttamente del grande evento sportivo connesso alla regata velica. Louis Vuitton Cup, in programma in Sardegna all’“Isola dei Famosi”: La Maddalena, dal 22 maggio al 16 giugno prossimi.
Cosa ha pensato, a questo punto, il comune cittadino, il cosiddetto contribuente? Che i polveroni alzati dalle magistrature di Firenze, Roma e L’Aquila si erano dissolti ormai da tempo, trascinati lontano dalle brezze politiche. Che la macchina organizzativa della Protezione civile aveva ripreso vigorosamente potere, inserendosi, di prepotenza, in tutti, i settori produttivi della vita sociale, imponendo scelte e determinazioni del caso. Ancora una volta l’umile cittadino si è sentito, deriso, umiliato, abbandonato.
Questa volta, però, non è andata bene né al dipartimento della Protezione civile, né al suo valoroso “Faraone”, perché un organo amministrativo, da tutti ritenuto ininfluente nelle scelte e nelle decisioni di certi apparati, ha solennemente bocciato la partecipazione del dipartimento della Protezione civile all’organizzazione delle regate veliche della Maddalena affermando che il grande “evento sportivo” non rientra nelle competenze della Protezione Civile, sebbene questa sia stata autorizzata ad occuparsi del caso con una disinvolta “ordinanza di protezione civile per grandi eventi”. Proprio a proposito di queste ordinanze la Corte dei Conti ha bacchettato energicamente gli emissari di tali ordinanze.
Così la Corte dei Conti, meglio ancora la Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del governo ha bocciato definitivamente il provvedimento con il seguente parere: “Non sussistono i presupposti richiesti per la dichiarazione di grande evento per lo svolgimento della Louis Vuitton World Series presso l’isola de La Maddalena”.
Non è questa una decisione da accogliere con superficialità e leggerezza, anzi, al contrario essa appare di una pesantezza, di una dimensione, di una portata di grande rilievo, perché innesca, a ritroso, il riesame di certe disinvolte partecipazioni del dipartimento della Protezione civile ad avvenimenti sportivi, sociali, mondani che nulla hanno a che vedere con le competenze istituzionali, strettamente legate alla messa in sicurezza dei territori, e dei cittadini duramente colpiti da eventi calamitosi.
Sarei portata a credere, almeno una volta, che tutto non finisca nella solita bolla di sapone, o meglio a tarallucci e vino, per non continuare ad illudere quei pochi, sparuti cittadini che, a tutti i costi, vogliono continuare a dare fiducia alle strutture pubbliche, espressamente deputate dalle vigenti leggi alla tutela degli interessi dei contribuenti italiani.

di Maria Cattini

[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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