di Maria Cattini – “Ma l’hai vista? Stai guardando Canale5? Presto guarda, sta entrando nella casa! Cosa ne pensi?”
Martedì sera è stato un continuo di telefonate, messaggi via Messenger, WhatsApp e Telegram di amici e conoscenti  che mi segnalavano l’ennesima presenza dell’on. Stefania Pezzopane in una trasmissione di Barbara D’Urso, la regina del trash, oggetto, solo il giorno prima, di un duro esposto della Codacons. «Con l’ultima edizione del Grande Fratello,- si legge appunto nell’esposto- la televisione italiana non ha mai raggiunto livelli di trash così elevati». Il Codacons afferma di registrare «da giorni le proteste degli utenti della tv che non vogliono più assistere a spettacoli così aberranti sui teleschermi». Ecco perché, preparata al peggio e turandomi il naso, mi sono sintonizzata su Canale5 per testimoniare, con i miei stessi occhi, cosa sarebbe stata capace di fare SuperStefy in un contesto simile. Un «circo degli orrori» (cit. esposto Codacons) dal quale anche gli inserzionisti pubblicitari hanno clamorosamente ritirato la loro sponsorizzazione e dove, solo qualche settimana prima, la stessa Pezzopane aveva dichiarato alla stampa che non sarebbe mai andata, ponendo un chiaro e giusto distinguo tra i più seri ambienti istituzionali, consoni alla sua carriera politica, e quelli più chiassosi e colorati, più adatti alla carriera artistica del suo attuale fidanzato, Simone Coccia Colauita. Ma proprio da questo distinguo bisogna partire per farsi una giusta opinione sull’ultima performance televisiva dall’on. Pezzopane, che da 28 anni, a parte una breve quanto segnante parentesi formativa al Laboratorio Teatrale dell’Uovo, si occupa o pretende di occuparsi di politica.
Ecco perché, «tra volgarità di vario tipo, violenze verbali, personaggi borderline e finte storie d’amore a uso e consumo delle telecamere» (sempre a giudizio del Codacons), la Pezzopane al Grande Fratello è stata grandiosa, insuperabile. Li ha “sterminati tutti”, citando questa volta le stesse parole di SuperStefy. Calata ancora una volta nei panni di “Mater Lacrimarum”, il suo personaggio più collaudato quanto nei programmi televisivi nazional popolari quanto nei congressi del PD, SuperStefy ha indubbiamente esibito un’interpretazione da Oscar. Perfetta sia per un certo tipo di pubblico, caratterizzato da una bassa scolarizzazione, sia per l’eterea conduttrice che continuava a ripetere estasiata frasi del tipo “vedete! vedete! l’amore è cieco!”. Nel climax della sceneggiata, mancava solo che la D’Urso lievitasse in diretta ascendendo finalmente nell’olimpo della tv trash, tipo mago di Segrate. All’interno di questa «discarica televisiva, altamente diseducativa specie per i più giovani» (sempre parole del Codacons), la Pezzopane ha saputo sfoderare anche una frase ad effetto, prontamente rilanciata sui social:  “qualcuno se la prende con chi è piccolo- ha recitato solennemente in diretta l’ex Assessore regionale e comunale, ex vice Presidente del Consiglio regionale, ex Presidente di Provincia, ex Senatrice e oggi deputata della Repubblica italiana- ma io guido la sfida a essere un po’ più intelligente, la sfida a dire che chi è diverso è bello ugualmente e semmai brutto è chi non accetta la diversità”. Una frase lanciata lì, con un certo retrogusto vittimista, che suona molto bene ma che, in sintesi, ribadisce solo banalità. Pochi, infatti, non sanno riconoscere l’intelligenza, quanto la furbizia e la scaltrezza, di una donna che nel corso della sua carriera politica ha dimostrato di saper abilmente trasformare i difetti in vantaggi, affrontando con grinta, determinazione, perseveranza -e una gran faccia di bronzo- sia i successi che gli insuccessi. Certo, le sue dichiarazioni, in un contesto abitato da «personaggi sopra le righe che sembrano mostrare disagi psicologici, le cui debolezze vengono così sfruttate ai fini di audience in una sorta di `circo degli orrori», l’hanno fatta apparire al grande pubblico sedato da cotanto fetore come una grande statista, una specie di Martin Luther King del XXI secolo. Ed ecco perché la sua è stata un’interpretazione da Oscar, che avrà certamente scaldato il cuore dei suoi più fedeli ammiratori con migliaia di click anche su Instagram.
Però lo stesso Alejandro González Iñárritu, per rimanere in tema, aveva provato a metterci in guardia riguardo al fatto che “la popolarità è la cugina zoccola del prestigio”. Come non bisognerebbe mai confondere il Premio Oscar con il Premio Nobel. Se, infatti, uscissimo dal contesto della tv trash e mettessimo da parte le sue fin troppo sottovalutate doti artistiche, tornando ad un più consono contesto politico, di Stefania Pezzopane rimarrebbe quel 13,26% preso solo pochi mesi fa alle ultime elezioni, il dato storico più basso mai registrato dal centro sinistra aquilano. Ben 6 punti percentuali in meno della disastrosa media nazionale del PD e fianco peggiore del deludente 16,2% ottenuto nel 1990, quando, dissolto il PCI, la Pezzopane venne eletta per la prima volta al Consiglio comunale dell’Aquila con la lista civica Genziana. Un declino della sua pur longeva carriera politica troppo evidente per essere taciuto.
Un “piccolo” 13,3% ottenuto proprio al massimo della sua popolarità televisiva, che dovrebbe far ben riflettere anche sulle reali motivazioni che l’hanno spinta a partecipare a un simile show. Bisognerebbe tutti riflettere, politica e non, casomai in attesa di vedere e valutare finalmente qualche confronto della Pezzopane in programmi televisivi di approfondimento più consoni a un politico del suo calibro e della sua intelligenza.

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