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Anche in questa “campagna elettorale” non sento pronunciare la parola Sport oppure lo si fa con poca competenza e limitati contenuti, direi con molta approssimazione. Tuttavia siamo convinti che saranno tutti pronti a farlo alla prossima vittoria sportiva, per salire sul “carro dei vincitori” oppure quando lo Sport è in “crisi”, per essere considerati i “salvatori della patria”. Chi considera lo Sport una priorità ed è convinto che svolga veramente una funzione sociale preziosa, dovrebbe dedicarsi quotidianamente ad esso, non a chiacchiere. La lista INSIEME lo fa e vuole continuare a farlo attraverso azioni politiche e proposte concrete.

Lo sport unisce, include e contribuisce alla salute e alla felicità delle persone. Per questo, riteniamo che la pratica sportiva debba ricevere sempre più attenzione da parte della politica e costituire un indicatore sempre più importante del benessere della popolazione.

Ce lo dicono il buonsenso e i dati. L’Italia si contraddistingue nel contesto demografico internazionale per l’invecchiamento della sua popolazione. Inoltre, l’Istat sottolinea come la crisi economica abbia condizionato fortemente la possibilità di accedere ai servizi sanitari, aggiungendo un fattore di disuguaglianza alla tendenza delle famiglie più fragili economicamente e socialmente di condurre uno stile di vita meno sano.

È del tutto evidente che la pratica di attività fisico-motoria regolare e moderata rappresenta un fattore protettivo per diverse patologie (ipertensione, ictus, malattie coronariche, diabete mellito, ecc.), oltre ad avere ricadute positive sull’umore e sull’autostima individuale. Teniamo inoltre presente che le patologie cardiovascolari sono tra le principali cause di morte nel mondo e in Italia. Secondo l’Oms, peraltro, l’inattività fisica rappresenta il quarto fattore di rischio per la mortalità generale.

Il crescente invecchiamento della popolazione ci mette davanti a una delle sfide globali più complesse dal punto di vista sociale, economico e culturale. Rispetto al tema della salute, l’aumento della sopravvivenza genera l’incremento costante di una fascia di popolazione più esposta a problemi di salute di natura cronico-degenerativa. Anche il fenomeno immigratorio che da anni sta cambiando il volto delle nostre scuole genera sfide di integrazione sociale, cui solo la scuola, unita allo sport e le attività culturali, può rispondere efficacemente.

Tutto ciò pone, e porrà sempre di più in futuro, i sistemi sanitari dei paesi avanzati sotto forte pressione per l’aumento della domanda di cure, con conseguenti problemi di sostenibilità finanziaria. In questo contesto, anche a livello internazionale, si sottolinea come la sostenibilità delle attuali condizioni di salute della popolazione necessiti di uno sforzo comune per ottimizzare risorse ed energie, per prevenire le malattie croniche, per preservare il migliore stato di salute possibile.

C’è dunque ancora molto da fare per rendere la partecipazione alle attività sportive più equa e diffusa.

Creare le condizioni per incoraggiare la partecipazione ad attività sportive è un imperativo per chiunque abbia a cuore la salute della popolazione, l’integrazione e la coesione sociale e, non ultimo, la sostenibilità finanziaria del nostro sistema sanitario in un quadro sociale in evoluzione.

Ma c’è di più. Lo sport è cultura e si fonda su regole e principi precisi, gli stessi che se applicati alla società ci farebbero vivere in una realtà più felice. Vince chi è più forte e si raggiungono alti livelli soltanto faticando, avendo grande spirito di sacrificio e dedizione, nonché adottando un atteggiamento cooperativo con la propria squadra. Inoltre, come la scuola, è un potentissimo strumento di socializzazione: chi viene più facilmente emarginato dalla società può qui trovare una dimensione dove potersi esprimere con più libertà e creare legami sociali che favoriscono il benessere personale su più livelli. Migliorando in ultima istanza anche il rapporto con gli altri di chi, più privilegiato, sarebbe stato già incluso, ma tendenzialmente separato da persone di diversa estrazione sociale. Ma proprio come in democrazia, se sono solo in pochi a partecipare, sono tutti a perderci, in primis chi si astiene. Per questa ragione credo che impegnarsi per ampliare la partecipazione sportiva e renderla più accessibile, significhi lavorare anche per il benessere della democrazia, oltre che di ciascun quartiere che viene animato da impianti sportivi vivaci e inclusivi.

LE NOSTRE PROPOSTE

LA SCUOLA AL CENTRO

La legge 107/2015 stabilisce il “potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica” tra gli obiettivi formativi prioritari da raggiungere. Fa una cosa giusta, ricollegando la scuola alla società e riconoscendo l’importanza dell’attività motoria e sportiva quale strumento fondamentale di integrazione sociale e prevenzione in ambito medico-sanitario. Contrastando così anche le resistenze che permangono nel mondo scolastico rispetto al valore formativo delle attività sportive.

Ristabiliamo un principio di base: la scuola include e il CONI seleziona. Oggi troppo spesso è il CONI stesso a incoraggiare alla pratica sportiva, andando a sovrapporre le proprie competenze con quelle della scuola, che non dispone delle risorse necessarie per occuparsene efficacemente. Inoltre, viviamo oggi il paradosso di una domanda crescente da parte delle famiglie e dei giovanissimi di partecipazione ad attività sportive, senza che la scuola, luogo frequentato quotidianamente, riesca ad intercettare e rispondere a questa domanda, a causa della mancanza di risorse e organizzazione e quindi portando le famiglie a rivolgersi a strutture esterne (e a pagamento), che agiscono in modo autonomo e distinto dalla scuola.

Per permettere alla scuola di svolgere il proprio ruolo naturale di agenzia di inclusione, integrazione e pari opportunità, riteniamo indispensabile potenziare l’attività sportiva per tutti.

  • Potenziamento delle risorse destinate alle Attività complementari di educazione fisica, da determinare in sede di contrattazione annuale Intese Miur-OOSS. L’a.a. vede risorse assegnate alle attività di educazione fisica pari a 22.150.000 (113 euro circa per classe); Bisogna riportare la dotazione finanziaria a 60.000.000, come nell’a.a. 2010-2012.
  • Verifica delle condizioni delle palestre di tutti gli istituti scolastici di ordine e grado e finanziamenti per la loro manutenzione. Costruzione della palestra in ciascuna scuola dove assente: andare in una scuola con una palestra sicura ed efficiente non può essere un privilegio, ma la normalità. Al fine di individuare gli edifici scolastici che necessitano di un intervento, si propone l’istituzione di un tavolo di coordinamento che coinvolga M.I.U.R. e metropolitane, Regioni, associazioni dei dirigenti scolastici e degli insegnanti di educazione fisica.
  • Introduzione dell’educazione fisica nella scuola primaria per almeno due ore settimanali. Con personale laureato in Scienze Motorie: per educare a uno stile di vita sano i bambini, per prevenire le problemi cognitivi sempre più diffusi quali la gestione di concetti causa-effetto e l’orientamento spazio-temporale, difficoltà a prestare attenzione e mantenere la concentrazione nonché a relazionarsi con se stessi.
  • Detassazione delle ore eccedenti per gli insegnanti di educazione fisica. Perché educare i ragazzi a fare sport è uno sforzo positivo, di cui beneficia l’intera società.

LO SPORT E’ UN DIRITTO: ISTITUZIONE DI UN FONDO NAZIONALE PER RENDERE PIU’ ACCESSIBILE LA PARTECIPAZIONE SPORTIVA

  • Costruzione di impianti sportivi accessibili per tutti che, fatte salve le tradizioni locali, non privilegi uno sport rispetto ad un altro e permetta a chi vive in periferia così come in centro, a chi è portatore di disabilità così come a chi non lo è, di usufruire di un impianto sportivo con la stessa facilità. Più impianti e più manutenzione, per cittadini più sportivi, sani e felici.
  • Istituzione di Associazioni Sportive Scolastiche (ASS), dotate di autonomia amministrativa, organizzativa e finanziaria. Lo Stato deve rispondere ai bisogni e offrire pari opportunità. La Francia offre un modello: il programma Le sport scolaire coinvolge stabilmente il 20% degli studenti, 9.500 associazioni sportive e 35mila insegnanti di educazione fisica. Il costo a carico delle famiglie degli studenti è pari a 20 euro annui, per permettere davvero a tutti di partecipare. Si tratta di attività extracurriculari, che vengono organizzate dalle scuole in collaborazione con le associazioni sportive e in partnership con alcune aziende che sostengono finanziariamente il programma.

Le ASS potrebbero interagire con le associazioni sportive territoriali e rivolgersi a risorse umane interne ed esterne alla scuola, laureati in Scienze Motorie, con la possibilità di raccogliere finanziamenti e contributi da terzi. Le associazioni territoriali potrebbero confederarsi per ottenere coordinamento e omogeneità delle attività sportive effettuate a livello nazionale. La legge 107 prevede un impegno triennale (2015-2018) per l’assunzione di 6mila insegnanti di educazione fisica. Anche quando a regime, una piccola rivoluzione come quella proposta richiederebbe l’istituzione di 1500 cattedre in più.

LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE COME PILASTRO DEL TERZO SETTORE

  • Oggi le attività dello sport dilettantistico italiano si reggono grazie al volontariato di centinaia di migliaia di appassionati che operano nelle tante società sportive presenti sul territorio che assicurano, con continuità e a tutte le persone, il diritto alla salute, alla pratica motoria e sportiva. Di fatto costituendo un patrimonio per il terzo settore di inestimabile sostegno al welfare pubblico.

Il pacchetto sport inserito nella Legge di Bilancio 2017 prevede misure che favoriscono la partecipazione dei giovani migranti alle attività sportive e riconosce un sostegno importante all’impiantistica nelle periferie, scelte che valorizzano il ruolo dello sport come strumento di inclusione sociale, di integrazione culturale e di promozione umana. Ora bisogna fare un altro passo avanti e assicurare che in un momento di forte domanda di servizi per l’integrazione sociale, come quello che viviamo, esista una rete in grado di rispondere. Non possiamo accettare che il prezioso lavoro svolto dai volontari non sia professionalizzato con finanziamenti adeguati, che permetta agli operatori di essere retribuiti per il lavoro che svolgono e agli utenti di potersi affidare a professionisti laureati.

INSIEME è possibile. Noi ci crediamo.

Gianni Padovani  (Coordinamento Lista INSIEME in Abruzzo)

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