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di Maria Cattini – “Tutti assolti perché il fatto non sussiste”. Così il tribunale dell’Aquila ha assolto i cinque imputati accusati, a vario titolo, di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e abuso edilizio nell’ambito del processo sulla mancata realizzazione in località Sant’Elia, frazione est dell’Aquila, di moduli abitativi removibili (Mar), ovvero alloggi temporanei per dare accoglienza agli sfollati nel post terremoto. Un’operazione da 40 milioni di euro fatta con la concessione della deroga agli strumenti urbanistici, in ragione dell’urgenza e della transitorietà (OPCM n. 3817/09).

Massimiliano Cordeschi, all’epoca “City manager” del Comune dell’Aquila, Domenico De Nardis, a capo dell’Ufficio avvocatura generale, Renato Amorosi, dirigente del Settore Opere pubbliche, Eugenio Vendrame, all’epoca comandante del Corpo della Polizia Municipale, e Luigi Palmerini, imprenditore edile, sono stati completamente scagionati in un processo che ha visto indagato e poi archiviata anche la posizione del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Per Palmerini, De Nardis e Cordeschi il pm Simonetta Ciccarelli aveva chiesto 1 anno e mezzo, per Vendrame e Amorosi l’assoluzione.

La vicenda all’epoca, suscitò barricate politiche che obbligarono il sindaco a ritirare la delibera contestata in Consiglio comunale, mentre solerti consiglieri portarono le carte in Procura con l’accusa di combine per avvantaggiare questo o quel costruttore.

Un “pasticciaccio” questa vicenda. Non la temuta prescrizione, ma sette minuti di camera di consiglio per cinque anni di inchieste e di processi basati sulle tesi dell’accusa. Il compimento del tentativo di due reati: uno, l’abuso d’ufficio, non può essere mai “tentato”, e l’altro, la turbativa d’asta, che presuppone il dolo per alterare l’esito di una procedura di gara, che qui non c’è mai stata.

Dalla lettura delle carte un esito prevedibile che non toglie, però, l’amaro in bocca. L’ennesimo processo che finisce in una bolla di sapone. Vietato fare polemiche e criticare la magistratura, ma tra indagini sbagliate, faldoni che si perdono nei meandri della Procura, lo spettro della prescrizione, esposti e veleni, a pagare le ingiustizie restano sempre e comunque i cittadini e la città.

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