baccante

Ingegnere, mamma di tre bambini, dirige lo stabilimento che produce il noto farmaco antiacido. Un sito “green”, a pochi chilometri dall’Aquila, dove nel 2016 sono stati prodotti 5,5 miliardi di compresse.

Top manager a due passi da casa. Nello stabilimento abruzzese del quinto gruppo farmaceutico mondiale, la multinazionale francese Sanofi, fatturato globale 34 miliardi di euro nel 2016. Siamo a Scoppito, il centro di tremila abitanti nell’entroterra, a 15 chilometri dall’Aquila, dove si produce l’antiacido Maalox. La carriera di Annaletizia Baccante, ingegnere, 48 anni, mamma di tre bambini, è una alchimia perfetta di competenza e profondo senso del dovere. A cominciare da come e quanto ha studiato per diventare quello che è. Lei è a capo dal 2010 dell’insediamento produttivo che impiega 350 persone, classificato come Fully integrated factory, perché dotato di sistemi di gestione e processi integrati a livello operativo. “Attraverso l’automazione dello stabilimento – spiega Baccante – riusciamo a garantire la completa tracciabilità del farmaco dall’ingresso delle materie prime fino alla spedizione del prodotto finito”.

Nella strategia Sanofi, Scoppito è stato scelto nel 2013 per la produzione dell’antiacido e il trasferimento è stato completato nel 2015, anno in cui nello stabilimento aquilano sono stati prodotti 10 milioni di astucci di Maalox destinati ai Paesi di tutto il mondo, mentre 5,4 milioni di confezioni di compresse masticabili vanno al mercato italiano con vendite che registrano un fatturato di 30 milioni di euro l’anno. La fabbrica ha il ‘bollino’ per il rispetto dell’ambiente oltre che della sicurezza, con 1.622 ore dedicate a formazione, informazione e addestramento, e ha un sistema di autoproduzione di energia. Il Maalox è il primo farmaco in Italia che partecipa a un programma per misurare e ridurre le emissioni di gas a effetto serra attribuibili all’intero ciclo di vita del prodotto. “L’impronta ambientale rappresenta un’opportunità in più per dimostrare la nostra attenzione all’ambiente e alla riduzione delle emissioni. Siamo il primo stabilimento farmaceutico ad avere ottenuto la certificazione Carbon Footprint”.

Il Maalox, in quanto medicina da banco, è il più conosciuto; fino a qualche anno fa si produceva anche la Novalgina, ma il cuore della fabbrica sta nei farmaci etici, quelli che richiedono ricetta medica, gli antibiotici, i prodotti per il diabete, l’ipertensione, la circolazione, le malattie cardiovascolari. A Scoppito nascono l’ibuprofene (antipiretico), l’antipertensivo Triatec, l’Amaryl (per i diabetici), il diuretico Lasix. Nel 2016 sono stati prodotti 5,5 miliardi di compresse e sono stati realizzati 151 milioni di confezioni.

Bravissima a scuola, “andavo come un razzo”, al liceo classico dell’Aquila ha ricevuto la menzione al merito per il curriculum di studi (“lo ricordo come il periodo più bello della mia vita”), si è laureata in Ingegneria nel capoluogo abruzzese con una tesi in parte svolta a Padova, poi è andata a Pisa per un master su quality management. “Dopo l’università non pensavo di tornare in Abruzzo, mi sembrava naturale fare esperienza e trovare una buona occasione di lavoro che corrispondesse al mio desiderio di andare incontro alle sfide. Sono stata sempre appassionata allo studio della scienza e della tecnica, e curiosa dei temi difficili”.

Lasciata libera di fare le proprie scelte dai genitori, entrambi impiegati pubblici, cresciuta “in un ambiente familiare sereno e affettuoso”, ha puntato sul master di Pisa per avere un aggancio con l’industria. “All’inizio ho investito molto sulla mia formazione. Nella nostra area non siamo molto forti nel creare un legame tra università e mondo del lavoro. Sanofi, che stava facendo la selezione del personale, aveva ricevuto il mio curriculum, e mi ha convocato. Mi è stata fatta subito la proposta di lavoro, stavo facendo un dottorato di ricerca e ho lasciato perché mi sembrava più urgente mettermi in gioco: ho completato il master in azienda. Sono stata chiamata a Scoppito, un sito strategico nel mondo Sanofi che esiste da 45 anni. Così sono rientrata a casa, una coincidenza ma anche una gran soddisfazione: è stato bello cominciare un percorso in un luogo di lavoro che sapevo già essere eccellente. Sto parlando di vent’anni fa. Allora eravamo Hoechst Marion Roussel”.
Il sito produttivo abruzzese ha subìto un’evoluzione nel tempo: nato all’inizio degli anni Settanta da una piccola realtà a gestione familiare, venne rilevato dai tedeschi, ebbe innesti franco-americani per poi diventare definitivamente francese. Trasformazioni e acquisizioni hanno cambiato le caratteristiche della società. “Non è rimasta ancorata a una stessa cultura aziendale, ho vissuto in un mondo internazionale in perenne mutamento, viaggiando di continuo fin dall’inizio in Germania, India, Messico, con attività di supporto ai prodotti che dovevano andare sul mercato”.
Negli anni Scoppito ha continuato a crescere, si è ampliato passando da produzioni per il mercato italiano a quello internazionale, e oggi esporta in più di 90 paesi del mondo.  “Il mercato farmaceutico è assai veloce e competitivo, con connessioni altissime, l’unico modo per competere è fare eccellenza e ridurre i costi in maniera intelligente. A Scoppito si cerca di realizzare la differenza mantenendo standard elevatissimi di qualità, sicurezza e miglioramento. Il mio compito è garantire ogni giorno il raggiungimento di questi obiettivi. Continua a essere un’avventura molto appassionante”.
Come in ogni percorso che registra una crescita e aumento di responsabilità, avviene anche una despecializzazione. “Ho iniziato facendo la gavetta nei reparti di produzione – racconta la top manager -, un periodo che ricordo con piacere perché ha creato un legame molto forte con le persone che vivono l’operatività dello stabilimento. Poi ho un po’ modificato il profilo, aumentando la visione manageriale fino ad arrivare a proporre le strategie per il nostro sito. Non ho mai avuto l’ansia della carriera, ho vissuto le cose come sono venute. Mi ritengo una persona che ha fatto il proprio lavoro con impegno tutti i giorni, mai con arroganza, non ho bussato alle porte e non mai preteso nulla. L’azienda mi ha chiesto di assumermi più alte responsabilità e ho accettato. Devo dire però che Sanofi dà opportunità di crescita a tutti, senza preclusioni, ha dei sistemi di valutazione delle performance per cui in principio nulla è negato a nessuno. E rispetta la diversità di genere”.
Impostata la vita lavorativa, Annaletizia Baccante si è sposata e ha avuto tre figli, il primo nel 2002, il secondo di sette anni, la bambina di quattro. “Sono riuscita a diventare mamma senza compromettere il mio percorso di carriera. Il ruolo di direttore di stabilimento mi è stato proposto all’ottavo mese di attesa del mio secondo figlio, un segnale forte che fa capire quale è la mentalità, io stessa non pensavo potesse succedere. C’era appena stato il terremoto, e il sito viveva un momento particolarmente difficile nella gestione, il precedente direttore era stato destinato a un incarico più importante. Avrei partorito dopo un mese. Ero proiettata sulla nascita del bambino, invece la chiave di lettura di Sanofi è stata: per noi sei tu il successore, non può essere un problema che avrai un bambino, prenditi il tempo che ti serve. Dopo quattro mesi sono rientrata. Non solo, tre anni dopo è nata la mia terza figlia”.
Il terremoto del 2009 all’Aquila sconvolge la vita di tante persone. Un impatto choc nel contesto sociale di cui il sito Sanofi fa parte, uomini e donne al 50%. “Io ho dovuto lasciare la mia casa in città, un po’ fuori del centro storico, e trasferirmi per un periodo sulla costa. La società ha allestito un campo tenda dentro lo stabilimento, nessuna company ha fatto una cosa del genere, per ospitare collaboratori e familiari, con la serenità di avere i propri cari dentro. Il terremoto è avvenuto il 6 aprile e noi siamo ripartiti il 27. Con una risposta eccezionale da tutti, Sanofi ha fornito il supporto economico e psicologico, ha garantito casa e lavoro”. Valori come la solidarietà. La società ha costruito un villaggio a un paio di chilometri, sul suolo del Collegio diocesano e poi ha donato tutto. Era abitato da 450 persone, si è svuotato e ripopolato dopo il terremoto di Amatrice per gli sfollati.
Per Annaletizia Baccante la sfida non si è mai fermata. “Non nascondo che all’inizio ho avuto preoccupazioni e ansie per impegni così importanti sia nel lavoro che per la famiglia. Con un pizzico di follia ho aumentato la media nazionale di natalità, ma mi sono sentita appoggiata e tutelata da Sanofi. Se penso che per i colleghi francesi è una normale situazione avere una famiglia e figli piccoli, anzi che bisogna trovare una modalità corretta per gestire lavoro e vita personale”.
Lo stabilimento di Scoppito non ha un welfare aziendale, però dai problemi nascono le opportunità. Dai tempi del campo allestito dentro la fabbrica, una delle tende è diventata il punto di ritrovo dei bambini, tanto da essere ribattezzata la tenda asilo. Un anno dopo, al momento di smontare la tendopoli, ci si è accorti che non esistevano più scuole estive che potessero ospitare i bambini e non si sapeva come gestire il problema dei più piccoli. “Avevamo un piccolo edificio ristrutturato e lì è nato un centro per l’estate: da allora tutti possono venire al lavoro con i figli, abbiamo spazio verde, attività, gite, lezioni di inglese, servizio mensa, con grande soddisfazione di tutti quanti. Le persone sono molto motivate, lavorare bene anche per mantenere questo benefit, è diventata un’altra leva fortissima che genera orgoglio, migliora la qualità della vita delle persone e crea la possibilità formidabile di bilanciare lavoro e famiglia”.
Con il successo crescono anche le ambizioni? “Non mi vorrei sbilanciare, non so che mi aspetta, certamente Sanofi non si ferma. Cerco di fare il massimo nel mio lavoro, mi fido del fatto che non ho mai rincorso il sacro fuoco della carriera, ma neanche mi pongo preclusioni”.
Della sua vita frenetica parla senza ansia. Se non per quel che riguarda i figli. “Corro dietro a loro, cerco di seguirli per quanto mi è possibile. Non ho più molto tempo per me sola, e quando l’avevo ci ho rinunciato. Forse, in un’altra situazione avrei già fatto altre esperienze professionali, ma lo dico senza alcun rammarico”.
Il carattere razionale e decisionista dell’ingegner Baccante emerge anche in casa. “Come mamma sono abbastanza severa per formazione, nel quotidiano familiare diventa una necessità perché avendo così tanti impegni, ho bisogno di tenere in ordine le cose. Un desiderio? Sono una persona semplice: mi basta un po’ di serenità” La speranza? “Che l’Aquila si riprenda”.

di PATRIZA CAPUA, La Repubblica

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