Donatella di Pietrantonio con 'L'Arminuta' (Einaudi) ha vinto la 55/ma edizione del Premio Campiello. La scrittrice abruzzese ha avuto 133 voti sui 282
arrivati dalla Giuria Popolare dei Trecento Lettori Anonimi, Venezia, 9 settembre 2017. ANSA/UFFICIO STAMPA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

La scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio con ‘L’Arminuta‘ (Einaudi) ha vinto la 55/ma edizione del Premio Campiello. Abbandonata due volte, affidata a lontani parenti, forzatamente restituita alla famiglia d’origine, ‘L’Arminuta’ (la ritornata) al Gran Teatro La Fenice di Venezia è stata premiata dalla giuria popolare composta da 300 Lettori anonimi, di cui sono arrivati 282 voti, con 133 voti.

“Sono emozionatissima, felicissima” detto la scrittrice che non esclude un sequel per la storia della sua ragazzina due volte abbandonata, che si salva dalla sua discesa agli inferi grazie al legame con Adriana, la sorella selvaggia con la quale divide il letto. “E’ la prima volta che sono tentata da un seguito. I lettori e le lettrici me lo hanno chiesto tantissimo, in tutti gli incontri e presentazioni che ho fatto. E lo chiedono soprattutto per Adriana, vogliono vederla adulta” dice all’ANSA la Di Pietrantonio alla quale “piacerebbe molto” che il libro diventasse anche un film del quale scriverebbe volentieri, se glielo chiedessero, la sceneggiatura. “E’ come se vedessi già le scene, ma con i volti bianchi” racconta la scrittrice che non ha ancora chiaro quali potrebbero essere gli attori. Emozionata e felice dopo la vittoria del premio di Confindustria Veneto, ieri sera al Gran Teatro La Fenice, “il Campiello – dice – ha valore anche nel rafforzare la consapevolezza di me come scrittrice. Nel senso che a tutt’oggi se qualcuno mi chiede che lavoro faccio, io dico dentista”. “Forse ora le cose cambieranno” spiega la schiva e dolce scrittrice abruzzese, 54 anni, che di professione fa il dentista pediatrico, ma si è sempre dedicata alla scrittura. Nella narrativa ha esordito nel 2011 con ‘Mia madre è un fiume’ ed è autrice anche di ‘Bella mia’, pubblicati entrambi da Elliot, con cui ha partecipato al Premio Strega. “Scrivevo fin da bambina solo che crescendo non ho avuto il coraggio di crederci fino in fondo. A 19 anni quando dovevo scegliere che strada prendere, ho deciso di fare la dentista, la scelta più rassicurante per me e per la mia famiglia, ma ho sempre praticato la scrittura in segreto, condividendola con pochissime persone” racconta la Di Pietrantonio che il 13 settembre sarà ospite della serata inaugurale di ‘Pordenonelegge’ e il 22 settembre volerà a Montecarlo che per la prima volta ospiterà, nella Salle d’Or del Fairmont, il vincitore del Campiello, in una serata con Bruno Vespa e Philippe Daverio. ‘L’Arminuta’ (la Ritornata) è una storia che risponde alla mia urgenza narrativa, il tema della maternità, in particolare nei suoi aspetti oscuri, meno rassicuranti e la relazione madre-figlia. Mi sono tornate in mente le storie che ascoltavo da piccola di bambini adottati o affidati. Di chi si sentono figli? Dei genitori biologici o adottivi?. Già da allora la domanda era sull’appartenenza e l’identità” dice la Di Pietrantonio che della sua Arminuta racconta anche lo shock linguistico, quello del passaggio dall’italiano al dialetto. Alla fine sarà il rapporto di sorellanza a salvare le due ragazzine. “E’ come se quello che non arriva dagli adulti e dai genitori venisse dalla sorellanza. E se è vero che l’amore primario della madre non può mai essere sostituito e riprodotto, è anche vero che loro, con questo legame così forte, costruiscono una resilienza comune che si rivela salvifica” sottolinea la Di Pietrantonio, a Venezia con il marito e il figlio. A loro, “la famiglia che ha costruito” e alla sua “famiglia d’origine” e a “tutte le Arminute e gli Arminuti” ha dedicato il Campiello, un premio “che avevo paura di aspettarmi” e che vorrebbe diventasse “il simbolo di un riscatto possibile” per la sua terra, l’Abruzzo “che ha patito tutte queste calamità naturali, non ultima la questione degli incendi, che in parte sono risultati dolosi. E questa è una ferita profonda della nostra identità”. Subito apprezzato dal pubblico e dalla critica, verso l’Arminuta, la scrittrice ha “sentito fin dalle prime settimane dall’uscita uno straordinario coinvolgimento dei lettori. Credo sia dovuto all’empatia che si prova per questi due personaggi. L’identificazione è così forte perchè ognuno di noi, anche senza vivere abbandoni così traumatici, ha comunque, in qualche momento della sua vita, sperimentato questo vissuto”. I personaggi sono persone per la Di Pietrantonio. In particolare, “Adriana è uno di quei personaggi che ti illudi di aver creato. Come Pinocchio appena uscito dal pezzo di legno, comincia a fare marachelle, a muoversi per conto suo e ti stupisce con le sue battute fulminanti. Il personaggio diventa persona e ti sta davanti come qualcuno autonomo da te” dice la vincitrice del Campiello sorridendo.

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