di Maria Cattini – “Ringrazio ma vado avanti”: così, con un plateale ossimoro, il sindaco dell’Aquila annuncia su Facebook il suo ritiro dalla corsa per la candidatura a Presidente della Regione Abruzzo. La vera notizia sarebbe stata sapere a chi sono rivolti quei ringraziamenti: chi, ad appena 15 mesi dalla sua risicata elezione a sindaco del capoluogo della Regione, lo avrebbe veramente voluto candidato alla Regione. La cittadinanza aquilana aveva accolto la notizia con molte perplessità, se non con rabbia. Come nel caso dello striscione dei tifosi rossoblu esposto ieri allo stadio durante la partita: “Appena eletto ma già in cerca di nuove poltrone. Biondi liberaci, vattene alla Regione” firmato R.B.E.
Mentre la Lega rimaneva silente, Forza Italia aveva affidato addirittura al Fatto Quotidiano le sue perplessità alla candidatura di Biondi: “Ora che siamo riusciti a eleggere il sindaco buttiamo tutto all’aria? Mi sembra stravagante”, ha dichiarato il sen. Nazario Pagano al quotidiano diretto da Travaglio.
La versione suggerita da Biondi nel suo post, invece, assume i connotati di una narrazione da libro Cuore. “La decisione l’ho presa durante la riunione per organizzare i primi passi del decennale del sisma,” ha scritto Biondi la scorsa notte su Facebook. “Troppi sentimenti, troppe passioni, troppe speranze. Prima ancora notti insonni, riflessioni profonde, discussioni in famiglia. Gli amici, le persone incontrate per strada,” fianco “la gente normale”, insiste Biondi, “che ha il mio numero di cellulare (lo stesso dal 1997 perché non ho avuto mai bisogno di cambiarlo). Quelli che ti invitano a farlo, perché non c’è mai stato un candidato presidente aquilano doc,” ed infatti Biondi, per dieci anni sindaco di Villa Sant’Angelo, è un aquilano doc come la pizza con l’ananas di PizzaHut. “Quelli che ti dicono che è meglio di no,- continua nel suo afflato narrativo- perché c’è tanto, tantissimo, ancora da fare”. Infatti tantissimi aquilani sono ancora in attesa di segnali di vita da questa nuova amministrazione comunale. “Gli uni e gli altri con le stesse ragioni”, insiste il tormentato Biondi. “Qualcuno, meschinamente, ha tirato fuori questioni di poltrone e soldi. Io che la “poltrona” più bella del mondo ce l’ho già e che non ho chiesto manco il telefono di servizio o un centesimo di rimborso spese. L’avrei fatto per l’unico motivo che mi spinge a fare politica: l’amore per la mia terra. Non lo farò per lo stesso, unico, motivo.” Ed infatti Biondi aveva lanciato la sua candidatura a Presidente dell’intera Regione con una proposta abbastanza bizzarra, il “Manifesto dei valori-Aree interne 4.0”, che aveva mandato su tutte le furie gli alleati di centro destra delle aree costiere, molto più numerosi e pesanti in termini elettorali. Non è affatto un caso che, il giorno successivo alla presentazione a Palazzo Fibbioni del “Movimento Territorio”, con tutti i sindaci dell’aquilano pronti a tirargli la volata, è arrivato lo stop definitivo alla sua candidatura. Il passo falso era stato talmente clamoroso che Biondi, sempre nel post di ieri notte, è stato costretto a correre ai ripari e precisare la sua posizione per evitare il linciaggio politico: “sono certo che sapremo trovare, tutti insieme, il candidato giusto per il centrodestra, quello che saprà rivolgersi all’Abruzzo unico, dalle cime del Gran Sasso alle coste dell’Adriatico. Quindi, conclude Biondi: “come per L’Aquila, anche per l’Abruzzo faremo sul serio. Io sono pronto. Noi siamo pronti.”

Sì, pronti alla ritirata.

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