“Violazioni, illegittimità, arretrato assolutamente anomalo, grave sofferenza economico-finanziaria. Sono pesanti come macigni i termini utilizzati sia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che dalla Corte costituzionale soprattutto nella disamina della legge regionale 16 del 2017 con la quale la maggioranza a guida Partito Democratico ha approvato, oltre un anno fa e con imbarazzante ritardo, il rendiconto del 2013. Rendiconto poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta e dunque rispedito al mittente. La condizione in cui l’Abruzzo si trova non è grave bensì critica”.

E’ sferzante il commento che il Consigliere di Sinistra Italiana Leandro Bracco ha reso noto e che riguarda lo stato dei conti della nostra regione.

“Il rendiconto 2013 e cioè il bilancio consuntivo – spiega Bracco – secondo il Governo nazionale presentava profili di illegittimità costituzionale nella sua interezza per violazione dell’art. 81 della Costituzione. In primis si contestava la violazione del termine di approvazione del rendiconto medesimo, termine stabilito da ben due leggi nel 30 giugno dell’anno successivo a quello dell’esercizio cui si riferisce”. “Per quanto attiene alle altre criticità – prosegue l’esponente di Liberi e Uguali – bisogna sottolineare come già la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti avesse nel 2016 sollevato questioni specifiche contro alcune illegittimità contenute nella legge finanziaria regionale del 2013 e cioè il bilancio di previsione. A tale riguardo la Corte costituzionale si è già pronunciata con la sentenza n. 89/2017 dichiarando l’illegittimità costituzionale di alcune norme regionali”. “Nella sentenza del 2017 – evidenzia Bracco – la Consulta aveva rilevato ‘una violazione del principio di equilibrio del bilancio con riferimento a economie vincolate riprogrammate per obiettivi diversi da quelli inizialmente previsti, finanziate da avanzo non accertato in via definitiva con l’approvazione del rendiconto relativo all’esercizio precedente. Tale riprogrammazione ha determinato un incremento indebito della spesa, attraverso l’iscrizione illegittima dell’avanzo di amministrazione e in assenza di un autentico vincolo di destinazione’. Come a dire che una politica allegra aveva, in violazione di legge, riprogrammato finanziamenti vincolati destinandoli a spese differenti rispetto a quelle originariamente previste”. “Sempre la Corte costituzionale – sottolinea il Consigliere – aveva sconfessato il risultato di amministrazione che non risultava affidabile in quanto ‘ritenuto parziale e non attendibile’ dalla Corte dei Conti, con ciò mettendo in ridicolo la presunta veridicità dei ‘residui attivi e passivi, rilevando considerevoli criticità sia in merito alla loro sussistenza e al loro mantenimento in bilancio sia riguardo alle ricadute dell’operazione di riaccertamento dei residui compiuta dalla Regione, in termini di certezza delle risultanze di bilancio'”.

“In altri termini – nota Bracco – le autorità controllanti e giudicanti hanno negato che l’avanzo di bilancio dichiarato dalla Regione Abruzzo venisse ottenuto attraverso un’operazione contabile corretta, in quanto non vi era stata un’operazione legittima sulla certificazione dei ‘crediti di dubbia e difficile esazione’, dei ‘crediti inesigibili e insussistenti (per l’avvenuta legale estinzione o per indebito o erroneo accertamento del credito)’, dei ‘debiti prescritti’, delle ‘somme da portare in economia e di tutte le componenti degli esercizi decorsi che influiscono sul risultato di amministrazione'”. “In buona sostanza – nota Bracco – la Regione Abruzzo aveva nel tempo mantenuto crediti inesistenti e cancellato debiti ancora esigibili”. “Pertanto il Consiglio dei Ministri – continua il Consigliere – aveva censurato la L.R. n. 16/2017 concernente il rendiconto 2013 ritenendola illegittima anche perché ‘oltre a non avere un legame diretto con le norme impugnate, non assicura chiarezza e stabilità ai conti regionali, peggiorando la situazione dell’ente territoriale, anche per l’assenza di punti di riferimento sicuri quali la continuità con le risultanze degli esercizi pregressi e l’esatta contabilizzazione dei crediti e dei debiti allo stato esistenti'”. “E il governo nazionale aveva ribadito nella propria impugnazione – specifica Bracco – come pure la medesima Consulta avesse già dichiarato che la legge in parola ‘finisce per alterare in modo ancor più grave le disfunzioni accertate per gli anni precedenti'”. “Dieci mesi dopo l’impugnazione governativa datata 19 maggio 2017 – rimarca Bracco – con sentenza n. 49 del 5 marzo 2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del rendiconto 2013 approvato con la predetta L.R. n. 16/2017, affermando che ‘la competenza delle Regioni a predisporre e approvare il rendiconto permane anche oltre la scadenza dei termini di legge, ma un grave ritardo in tale indefettibile adempimento può giustificare i provvedimenti sostitutivi previsti dall’articolo 120, secondo comma, della Costituzione per la predisposizione del rendiconto stesso’. Accogliendo il ricorso dello Stato, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’intera L.R. Abruzzo n. 16/2017 sottolineando il valore democratico della trasparenza dei conti”. “La sentenza – evidenzia Bracco – ha censurato pesantemente la Regione (ferma all’esercizio 2012 nella predisposizione e approvazione dei rendiconti) – la quale ‘dovrebbe effettuare le operazioni necessarie per recuperare immediatamente, in modo costituzionalmente corretto, tutti gli adempimenti scaduti inerenti ai rendiconti successivi, pur nel rispetto dei separati riscontri secondo la partizione annuale’. Occorre ‘recuperare un arretrato assolutamente anomalo e applicare, nel loro corretto ordine sequenziale, le misure eccezionali adottate dal legislatore statale per porre rimedio alle situazioni di grave sofferenza economico-finanziaria degli enti territoriali'”. “La Consulta – afferma Bracco – sottolinea la circostanza secondo la quale bisogna urgentemente porre in essere ‘una trasparente, corretta, univoca, sintetica e inequivocabile indicazione del risultato di amministrazione e delle relative componenti di legge. Tali caratteri non si riscontrano nella legge della Regione Abruzzo di approvazione del rendiconto 2013 che presenta una struttura normativamente e logicamente incongrua’”. “La Corte costituzionale – sottolinea il Consigliere SI – ha richiamato al rispetto anche dei principi di informazione e trasparenza nei confronti delle collettività amministrate che devono conoscere, correttamente e tempestivamente, i risultati conseguiti dagli amministratori nei periodi di effettivo esercizio del mandato elettorale mettendo nero su bianco che ‘la trasparenza dei conti risulta elemento indefettibile per avvicinare in senso democratico i cittadini all’attività dell’Amministrazione, in quanto consente di valutare in modo obiettivo e informato lo svolgimento del mandato elettorale, e per responsabilizzare gli amministratori, essendo necessariamente servente al controllo retrospettivo dell’utilizzo dei fondi pubblici'”. “Situazione dei conti pubblici abruzzesi all’anno zero? Forse affermare che ci si trovi all’anno zero – conclude Leandro Bracco – significa utilizzare un eufemismo”.

Commenti

comments