di Maria Cattini – Con ottobre sta per arrivare un mese caldissimo per la politica abruzzese. Da Roma, infatti, arrivano sempre più insistenti le voci che raccontano di una prestigiosa offerta del Presidente Mattarella al suo ormai ex vice Presidente del CSM. Tanto che lo stesso Legnini ha frenato, dalle colonne de Il Sole 24 Ore, le speranze degli aspiranti candidati alle prossime elezioni regionali del PD abruzzese. “Nelle prossime settimane dopo il necessario riposo, rifletterò su come e se continuare a servire i cittadini e le istituzioni”: ha dichiarato Legnini che, pur avendo mantenuto un legame strettissimo con la sua regione di origine, non è mai stato troppo entusiasta dell’idea di finire, probabilmente male, la sua carriera politica facendo la foglia di fico del PD dalfonsiano. I sondaggi al momento prefigurano un tracollo del Centro-sinistra abruzzese, in particolare del Partito Democratico. Per assicurare un futuro al loro candidato Presidente, i partiti di centro sinistra dovrebbero candidarlo anche in un collegio provinciale. Arrivare al terzo posto, oltre che il Consigliere di opposizione, non è certo una prospettiva gloriosa per chiunque, figuriamoci per Legnini. Ma per lui il dilemma rimane: giocarsi tutta la sua autorevolezza nell’estremo tentativo di salvare il PD dai danni del suo acerrimo nemico D’Alfonso, oppure rifugiarsi in qualche prestigioso incarico romano come quello del Copasir, come mormorano le voci?
Ma il tempo sta scorrendo veloce, sopratutto per i sindaci di area che vorrebbero andare a rafforzare le liste del centro sinistra e che quindi dovrebbero, secondo le interpretazioni più caute delle complicatissime norme burocratiche italiane, presentare le dimissioni entro il prossimo 5 ottobre. Anche per loro la scelta non è facile: tanti sarebbero tentati a candidarsi al Consiglio ma, senza Legnini candidato Presidente, sanno benissimo che la battaglia è difficilissima, se non impossibile.
Tra i sindaci di centro destra, invece, l’unico ad accarezzare sogni di gloria è il sindaco Biondi e i suoi padrini politici. Ancora una volta, infatti, il Sindaco dell’Aquila, senza dover muovere un dito, si ritrova nelle ristretta rosa dei candidati tenuti in considerazione da Fratelli d’Italia, il partito che alla fine dovrà scegliere il candidato Presidente per il centro destra abruzzese. Paradossalmente, il punto di forza di Pierluigi Biondi è quello di mostrare nessun punto di forza, né politico né amministrativo, come testimoniano i suoi primi mesi da sindaco. Mesi sciatti dove a L’Aquila sembra essersi fermato tutto, non solo la ricostruzione. La sua attività non ha finora suscitato alcuna particolare polemica né particolare elogio, se non quello di aver liberato la città da dieci anni di dominio della triade Cialente-Pezzopane-Lolli.
Molto spesso in politica, per dirimere le diatribe e le lotte tra fazioni, alla fine la scelta cade sul più debole, la testa di legno che non punisce e non premia nessuno. Quello che sta bene a tutti perché non fa arrabbiare nessuno. Come insegna la stessa storia di affidare a Fratelli d’Italia, il partito attualmente più irrilevante del centro destra, la scelta del candidato Presidente, scavalcando in un solo colpo tutte le lotte e gli atti di bullismo tra Lega e Forza Italia. Biondi, poi, non può ancora del tutto escludere una bocciatura al Consiglio di Stato in merito alle elezioni che gli hanno permesso di diventare Sindaco. Per lui, e per parte dell’establishment che si cela dietro di lui, sarebbe molto più entusiasmante tentare ancora una volta la fortuna e sognare la presa di Palazzo Centi. Anche Napoleone, d’altronde, è rimasto famoso nella storia per una frase che usava ripetere mentre passava in rassegna le truppe:” Non mi interessano i generali bravi, mi interessano soprattutto quelli fortunati!”. Anche se poi è finita come è finita.

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