di Maria Cattini – Questa volta D’Alfonso si è dimesso davvero. Ma la vera novità, l’ha lanciata lo stesso ex Presidente della Regione Abruzzo con una domanda che si è posto da solo nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina, a Pescara. “Volete sapere cosa penso della prossima battaglia elettorale?”, ha chiesto D’Alfonso ai numerosi giornalisti presenti che si ostinavano a non chiederglielo. “Prevedo che noi avremo una competizione tra quattro candidati presidenti. Quattro candidati! presidenti!”, ha sottolineato D’Alfonso con un sorriso sibillino. “Vincerà le elezioni- ha aggiunto- chi prende il 30%. dei voti. Prendere il 30% in Abruzzo significa prendere 200 mila voti. Per prendere 200 mila voti vanno trovati 200 candidati in grado di portare 1.000 voti ciascuno”.
D’Alfonso aveva precedentemente spiegato che per il prossimo candidato alla guida della Regione, per il PD “occorrerà fare le primarie come prevede lo Statuto del partito”, e che lui sarà “operativo per stimolare le candidature”. Perché, ha aggiunto, “questa è la prima volta che si rifarà una campagna elettorale che richiederà il sano egoismo che porta voti”.
Il meta linguaggio di Luciano D’Alfonso è ormai famoso per nascondere messaggi tra le righe, ma le sue parole, anche quelle create ad hoc dalla sua personale e smisurata passione per neologismi e termini astrusi, non sono mai gratuite e prive di significato. Alle volte servono per celare le notizie, altre volte per anticiparle. O per suggerire, come è sembrato in questo caso, ciò che sta accadendo tra i partiti tradizionali per tentare di riacquistare i voti di un elettorato diventato fluido, troppo fluido per essere intercettato con i vecchi schemi. Non a caso D’Alfonso ha voluto lanciare questi indizi con domande che si è posto da solo in conferenza stampa. In sintesi: “Volete sapere cosa ne penso di Legnini? il PD dovrà fare le primarie”, sapendo benissimo che Legnini non ha alcun concorrente valido per ostacolarlo; “Volete sapere cosa penso delle prossime elezioni? Che ci saranno quattro candidati Presidenti che dovranno lottare per ottenere il 30% dei voti”.
Perché D’Alfonso ci ha tenuto in particolare a sottolineare questa ultima circostanza?
Al momento, come unica risposta possibile, non possono che venire in mente i rumors romani, divenuti sempre più insistenti negli ultimi giorni, che raccontano di un deputato abruzzese- assunto improvvisamente ad astro nascente di FI ma con un passato molto vicino a Renzi e ad altri esponenti locali e nazionali del PD- fare da cavallo di Troia del Partito Democratico per dividere il fronte del centrodestra. Quindi, provando a interpretare il sibillino quanto ostentato vaticinio di D’Alfonso, i probabili futuri quattro candidati presidenti della Regione Abruzzo, dovrebbero essere: Giovanni Legnini per il centrosinistra, con il PD appoggiato da tre liste civiche scientificamente studiate a tavolino, delle quali una “stimolata” e di riferimento personale di D’Alfonso (il “sano egoismo” a cui ha fatto riferimento nel corso della conferenza stampa); Antonio Martino per FI ed eventuali liste civiche collegate; Fabrizio Di Stefano per la Lega e Sara Marcozzi– rimanendo sempre in attesa dell’ufficializzazione dei risultati delle regionarie- per il M5S. E’ ipotizzabile anche una quinta candidatura per una coalizione di sinistra con Maurizio Acerbo. Ma questa ultima coalizione, stando alle analisi dei flussi elettorali delle ultime elezioni, dragherebbe più voti dal M5S che non da ciò che rimane del PD, già ridotto letteralmente ai minimi storici e con gli elettori di sinistra in fuga da tempo. Senza alcuna ipotesi di coalizione, ogni candidato del M5S dovrebbe prendere una media di circa 7 mila voti ciascuno, contro i 1.000 ai quali ha spiegato di puntare D’Alfonso. Missione praticamente impossibile. Lo stesso vale per la Lega o per un quinto altro candidato di sinistra. FI invece deve decidere se essere fagocitata  dalla Lega o accettare l’abbraccio del PD renziano. E l’unico modo che ha di farlo senza urtare la suscettibilità degli ultimi pochi elettori rimastigli, è quello di rimandare le effusioni d’amore a dopo le elezioni, mettendo uno sgambetto ai nemici comuni: Lega e M5S.
Fantapolitica? Forse. Sta di fatto che l’unica possibilità che ha il PD di rivincere le elezioni è che gli altri contendenti si presentino il più divisi possibile e si allontanino dalla fatidica soglia del 30% indicata da D’Alfonso. Se, ad esempio, Fabrizio Di Stefano si presentasse con un centro destra compatto, darebbe molto più fastidio a Legnini nel collegio di Chieti, il più popoloso d’Abruzzo. Il sacrificio -piuttosto disperato- di Forza Italia, invece, potrebbe essere ripagato nel dopo elezioni con qualche riconoscimento in Giunta o nei tanti posti di comando a disposizione. Non sarebbe la prima volta, inoltre, che l’Abruzzo sia utilizzato come laboratorio politico per testare il gusto degli elettori su fino ad ora inedite coalizioni politiche per il futuro, come quella del “Fronte Repubblicano”o come diavolo si chiamerà la colazione antagonista dei partiti “sovranisti”.
Solo fantasiosi rumors nati sotto la calura estiva? Forse. Però… però, quel mal celato sorriso mefistofelico di D’Alfonso nel corso della conferenza stampa di addio alla Regione Abruzzo sicuramente nasconde qualche sorpresa.

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